Il territorio

Storia e Territorio

La Rocca

La Rocca che si erge nel centro cittadino è il monumento più significativo della Novellara gonzaghesca. I lavori per la costruzione dell'imponente fortezza dimora furono iniziati nel 1385 da Guido Gonzaga (figlio di Feltrino Gonzaga) E' soltanto però oltre la metà del Quattrocento che la Rocca  acquista consistenza di fortilizio. Agli inizi del 500 cominciò la serie di interventi che trasformarono gradatamente la fortezza in castello rinascimentale destinato più alla vita di corte che alla difesa. Sotto la direzione di Lelio Orsi, fra il 1561 e il 1566 furono infatti aggiunti il secondo piano e la loggia. Lo stesso Orsi affrescò gli appartamenti del piano nobile, la loggia, il teatro di corte e le sale d'onore al piano terra. In diverse sale (ora occupate dal Museo Gonzaga) vi sono soffitti a cassettoni e slendidi camini in marmo di Verona, decorazioni a festoni e grottesche.

 

Interno della Rocca dei Gonzaga

 

I Gonzaga di Novellara

La dinastia Gonzaga di Novellara ebbe inizio con Feltrino Gonzaga, figlio di Luigi primo signore di Mantova, che nel 1335 si impadronì di Reggio e dei castelli circostanti e la governò con spietata durezza per trentasei anni.

Nel 1371 Feltrino fu costretto a cedere Reggio ai Visconti riservando per sè e la sua discendenza Novellara e Bagnolo. Da allora i Gonzaga dominarono Novellara per quasi quattrocento anni, dal 1371 al 1728, dando vita alla seconda, per antica origine e importanza, fra le piccole signorie gonzaghesche.

Destreggiandosi abilmente riuscirono a salvaguardare il loro piccolo territorio da invasioni e saccheggi e ne fecero un piccolo stato autonomo e indipendente, con proprie forme di organizzazione economica, civile, politica e religiosa. Si imparentarono con nobili casate italiane ed austriache e furono oltre che politici accorti, uomini d'arma, alti prelati, mecenati. Ospitarono alla loro corte sovrani, condottieri, artisti.

Durante il Quattrocento furono soprattutto impegnati a difendere la loro signoria da liti e controversie. Il Cinquecento, con il privilegio imperiale del 1501 che legittima Novellara a contea, fu il loro secolo d'oro. Iniziarono a battere moneta propria e trasformarono Novellara in una piccola città ideale, ricca di monumenti e opere artistiche.

I decenni centrali del Cinquecento vedono infatti i signori di Novellara operare a tutto campo nella promozione delle arti e del rinnovamento edilizio, complice la presenza in loco di Lelio Orsi. Morto il conte Alessandro nel 1530, la vedova Costanza da Correggio, resse lo stato con la collaborazione del cognato Giulio Cesare, impegnato in importanti incarichi presso la corte romana. Ciò fino alla maggiore età del primogenito Francesco che però cedette ben presto la primogenitura al fratello Camillo. A sua volta Camillo, essendo senza eredi, abdicò a favore di Alfonso che sposò, nel 1567, Vittoria da Capua assicurando la discendenza della casata.

Tra il Seicento e il Settecento anche i Gonzaga di Novellara non rimasero immuni dalla crisi etico-morale che colpì quasi tutte le signorie italiane.

Quando l'ultimo conte Filippo Alfonso morì nel 1728, nominando la sorella Ricciarda sua erede universale, una grande tradizione di mecentismo, austerità morale e sagacia amministrativa si era quasi totalmente perduta negli intrighi di corte e nella fatuità dei costumi.

Il feudo di Novellara fu assegnato nel 1737 al vecchio Duca di Modena Rinaldo I d'Este e a Ricciarda rimasero i beni mobili e i due casini dove trasferì parte dell'arredo e della quadreria che era in Rocca.

Sala del Consiglio
 
 
Si trova nel torrione a Nord-Ovest. Nel Cinquecento era una sala destinata a rappresentanza con il nome di Salone Gonzaga delle Aquile o degli Specchi. Nella seconda metà dell'Ottocento fu trasformata in Sala del Consiglio e decorata con gusto scenografico da Cesare Cervi, lo stesso autore che, nei medesimi anni, decorò il Teatro Comunale.


Sala del Fico

 

Particolarmente pregevole è il soffitto a grottesche della Sala del Fico, al piano terra della Rocca. Gli affreschi - particolari di carattere allegorico, naturalistico, bizzarro - attribuiti a Domenico Fredino e Giovan Battista Torbido sono della metà del Cinquecento. A metà della volta e nelle lunette vi erano riquadri rappresentanti Storie del Figliol Prodigo e Storie di Giuseppe, staccati nell’Ottocento. Durante i lavori di restauro della Sala, sono stati scoperti affreschi dello stesso periodo anche alle pareti.


I sotterranei e le prigioni

 

I sotterranei, fino a poco tempo fa sede del museo della Civiltà Contadina, in seguito a lavori di scavo sono stati momentaneamente chiusi. Nei sotterranei erano un tempo collocate le antiche prigioni (mai ritrovate). Sono invece visitabili, in alcune occasioni, le celle che si trovano nella torre di ingresso della Rocca. Detta Torre fu innalzata nel 1670 per volere di Alfonso II°. Sulla porta, oltre alla Torre sono visibili le tracce del ponte levatoio.

Teatro della Rocca

 

Si trova nell’angolo Sud Est e vi si accede dal cortile interno della Rocca. Costruito dal 1862 al 1868 su progetto del reggiano Antonio Tegani, sostituisce i due teatri precedenti. Il primo Cinquecentesco dell’Orsi (distrutto all’inizio del Settecento), il secondo Settecentesco. È un delizioso classico teatro d’opera all’italiana, costruito su modello dei teatri di Reggio Emilia e Carpi . Il reggiano Cesare Cervi (lo stesso decoratore della Sala del Consiglio) ne decorò la sala e l’atrio.
 
 
fonte Comune di Novellara


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